Approfondimento programmatico sulla scuola

Yuri Marcialis

1. La 107 e i suoi decreti attuativi non sono la scuola che vogliamo e per questo vanno abrogati insieme a molti altri provvedimenti precedenti

La legge 107 rappresenta l’ultimo rovinoso atto di un percorso di pessime riforme, condotte da governi di centrodestra e centrosinistra, che avevano come principale obiettivo quello di sottrarre risorse alla scuola pubblica italiana.

L’idea di fondo – risparmiare sul sistema dell’istruzione – si è tradotta in una politica di tagli progressivi sia della spesa sia del personale, docente e non, come avvenne con Moratti e Gelmini.

2. Serve investire nel sistema dell’istruzione

L’Italia, tra i Paesi europei, è la terz’ultima per spesa nel comparto del sapere (il 4% del Pil, un punto in meno della media europea), tra le ultime in Europa per numero di laureati e diplomati. È necessario invertire la tendenza e uniformarsi alle più avanzate esperienze europee quanto a finanziamenti in istruzione e università.

L’Italia ha ancora un’alta percentuale di dispersione scolastica (il 14%) rispetto agli altri Paesi europei. La Sardegna presenta numeri ancora più preoccupanti, superiori alla media nazionale e secondi solo a quelli della Sicilia. Questa dispersione ha un costo sociale molto elevato: se l’istruzione costa, l’ignoranza costa molto di più. La lotta alla dispersione scolastica sarà un punto decisivo del nostro programma.

Possiamo da subito avviare un piano straordinario nazionale per l’edilizia scolastica: nuove scuole, messa in sicurezza e efficientamento energetico degli edifici esistenti: è paradossale che proprio le strutture dove si trascorre gran parte del loro proprio tempo siano spesso fatiscenti e, fondamentalmente, pericolose.

In secondo luogo è necessario intervenire sulla reale attuazione del diritto allo studio, tornando innanzitutto al dettato costituzionale, che prevede l’istruzione “obbligatoria e gratuita per almeno otto anni”. Secondo questo principio-guida, si propone

  • la gratuità degli studi per l’intero percorso educativo secondo una necessaria riforma dei cicli e con l’estensione dell’obbligo scolastico (almeno dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno della secondaria di secondo grado)
  • la generalizzazione della scuola dell’infanzia, che tocchi il 100% degli aventi diritto con l’obiettivo di superare la domanda individuale in favore di una piena integrazione nel percorso di istruzione dell’obbligo scolastico
  • L’aumento e la riqualificazione del tempo scuola, tempo pieno e tempo prolungato, con un rilancio delle compresenze e il conseguente aumento dell’organico necessario per garantire l’ampliamento del tempo-scuola
  • l’abolizione dei contributi chiesti alle famiglie, di fatto non più volontari
  • una legge per il diritto allo studio che garantisca e uniformi il sistema in tutta Italia

L’investimento nell’istruzione e nel diritto allo studio non coincide con pratiche assistenzialistiche ma rappresenta anzi l’elemento fondamentale di un nuovo welfare avanzato e democratico, come avviene nel resto dell’Europa. Si pensi in tal senso alla Svezia, che destina maggiori risorse e le migliori professionalità del settore ai contesti scolastici più disagiati e periferici, consapevole che politiche di questo tipo producano, nel breve e nel lungo periodo, positive ricadute sull’intera società.

3. Una scuola che promuove, una scuola inclusiva

Vogliamo una scuola per tutte e tutti: che accolga, che includa e che promuova una serie di pratiche educative e didattiche virtuose, capaci di formare donne e uomini liberi al di fuori dalle logiche di mercato.

Una scuola che garantisca il diritto all’uguaglianza e ripudi qualsiasi tipo di discriminazione, che ponga al centro del dibattito il principio costituzionale espresso nell’articolo 3 e che si apra al confronto con tutte le parti sociali interessate. Una scuola ripensata dalle sue fondamenta, che sappia mantenere il suo ruolo di spazio democratico privilegiato in funzione sociale e culturale.

Una scuola che sappia valorizzare e non reprimere le differenze, aperta al mondo, al futuro e all’incontro/confronto con la diversità. Una scuola che preveda spazi e attrezzature adatte a valorizzare la professionalità della dirigenza, del corpo insegnante, del personale amministrativo e dei collaboratori.

Una scuola che sappia garantire un’offerta formativa ampia, diversificata, progettuale e infine attenta, oltre che alle competenze disciplinari, anche alle difficoltà e fragilità dei giovani studenti.

Una scuola che possa essere presidio culturale e centro polifunzionale aperto al mondo dell'associazionismo e alla cittadinanza (biblioteca, palestra, laboratori informatici e multimediali), anche nei periodi in cui le scuole rimangono chiuse e specie in contesti disagiati come i tanti, purtroppo, di cui la Sardegna è ricca.

4. Le e gli insegnanti

È necessario riconoscere la dignità e il valore della funzione degli insegegnanti, specie in un momento, come questo, in cui le tante aggressioni subite da chi opera nella scuola sottolineano la delicatezza e la difficoltà del loro lavoro, specie in contesti difficili e disagiati.

In primo luogo è prioritaria la stabilizzazione di tutto il precariato della scuola attraverso un piano pluriennale che contempli al contempo le storie professionali individuali e una più ampia progettualità.

Occorre, inoltre, dare una risposta a coloro che, vittime di un algoritmo impazzito, hanno subito una mobilità inutile e dannosa. Appare infatti assurdo che la 107 non abbia preso in considerazione la specificità geografica della Sardegna nell’intero panorama nazionale. La nostra condizione insulare, non paragonabile a nessun’altra realtà regionale italiana, ha prodotto dei disagi economici, familiari e professionali che si ripercuotono negativamente sia sulle storie individuali che sul sistema-scuola in generale. È il caso dei tanti docenti di ruolo, con o senza l’abilitazione specifica per il sostegno, talvolta con una lunga anzianità di servizio, ai quali spesso non è concesso di far valere i propri diritti nella scelta della destinazione, prima ancora che della tipologia di posto, rispetto a colleghi precari, creando trattamenti iniqui tra docenti e docenti e tra regioni e regioni.

Serve tornare a parlare del ruolo strategico e del valore professionale di chi opera nella scuola di tutti e per tutti, della funzione fondamentale svolta per la crescita e lo sviluppo del Paese, ma anche dei canali di formazione e di selezione che negli anni hanno garantito e promosso livelli di preparazione adeguati alle nuove sfide della contemporaneità, così da eliminare il luogo comune di un lavoro “facile”, da pagare poco, e rivendicare invece un adeguamento agli standard europei degli stipendi di docenti e personale Ata. Simili pratiche richiedono nuovi investimenti e nuova progettualità, insieme al coinvolgimento di tutti gli operatori del mondo-scuola, senza sottovalutare nessuna componente.

Particolare attenzione va posta, inoltre, agli insegnanti di sostegno e della scuola dell’infanzia, ingiustamente esclusi dall’organico di potenziamento, e che invece, a maggior ragione per il ruolo che svolgono, necessitano di avere la continuità didattica purtroppo non garantita in questi anni.

5. La cultura della scuola

La centralità culturale della scuola nella formazione delle competenze disciplinari e delle coscienze civili richiede un dibattito che deve arrivare a coinvolgere una platea più estesa di quella dei soli addetti ai lavori.

Serve riprendere la riflessione sulla cultura della scuola, su ciò che nei vari gradi dell’istruzione si insegna e si impara. Serve tornare a riflettere di nuovi bisogni educativi e di nuovi modi dell’apprendere.

Serve interrogarsi sui saperi necessari nella società contemporanea, in un mondo che cambia. Serve capire i cambiamenti dei processi cognitivi, delle modalità di apprendimento e dei comportamenti.

Serve confrontarsi, di fronte alla sfida della multiculturalità, con altre storie, con altri saperi, con altre fragilità, sapendo sviluppare le tante potenzialità di un’autonomia scolastica non sempre valorizzata.

6. L’alternanza scuola-lavoro

L’alternanza scuola lavoro, così come regolamentata dalla legge 107, ha prodotto troppo spesso percorsi squalificati, svilenti o addirittura pericolosi. Sull’alternanza scuola-lavoro, così come è stata proposta e attuata, c’è stata critica unanime. Per questo è emersa l’esigenza di abolire l’obbligatorietà dell’alternanza e liberarla dal vigente paradigma produttivista, offrendo agli studenti strumenti per comprendere il mondo del lavoro e non subirlo, come spesso accade.

La scuola non deve essere subalterna al mondo del lavoro, ma costruire con esso una relazione sana in cui in cui le esperienze siano inerenti al percorso di studi e abbiano garanzie di sicurezza e di qualità formativa. Occorre restituire alla scuola, sottratta a logiche di mercato, il suo ruolo fondamentale nella formazione dello spirito critico.

Occorre infine pensare, nel caso specifico della Sardegna, alla creazione di percorsi di alternanza che prediligano la salvaguardia del nostro patrimonio culturale e naturalistico, lo sviluppo sostenibile, la mobilità, la valorizzazione turistica, le lingue straniere, l’informatica.

7. La governance

Occorre ripristinare l’idea di una comunità educante ad ampio raggio, che attraverso gli Organi Collegiali sappia conciliare e integrare il principio della rappresentanza con quello della partecipazione. La nostra idea di scuola, su cui siamo pronti al confronto, è incompatibile con la struttura gerarchica e autoritaria imposta dalla legge 107 e da meccanismi, come la chiamata diretta e il bonus premiale, che mettono in discussione la libertà d’insegnamento e il buon funzionamento della scuola stessa.

8. Un percorso partecipato per tutta un’altra scuola

È stata proposta la convocazione di una serie di incontri, a livello regionale e nazionale, per coinvolgere le migliore risorse del Paese in un processo di vera riforma della scuola, della sua didattica, della sua funzione pedagogica e della sua missione, con l’intento di costruire una scuola libera, di tutti e per tutti. Di qui, il richiamo ai principi costituzionali e al valore della laicità della scuola pubblica come spazio di educazione alle differenze.