ICT e non solo

Yuri Marcialis

Internet ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato, a strutturare i rapporti tra le persone e tra queste e le Istituzioni. Ha cancellato confini e ha costruito modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza. Ha ampliato le possibilità di intervento diretto delle persone nella sfera pubblica. Ha modificato l’organizzazione del lavoro. Ha consentito lo sviluppo di una società più aperta e libera. Internet deve essere considerata come una risorsa globale e si configura come uno spazio economico che rende possibile innovazione e crescita in un contesto democratico. Per tutti questi motivi l’accesso al web rappresenta uno strumento che può influire in maniera determinante sull’effettività dei diritti fondamentali.
La politica deve sfruttare pienamente le potenzialità delle nuove tecnologie per promuovere un nuovo modello di sviluppo che sia socialmente ma anche ecologicamente sostenibile, così come per incrementare la trasparenza e la partecipazione democratica.

Dobbiamo aumentare gli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, affrancandoli dai limiti imposti dalla spending review, e raggiungere, nei prossimi cinque anni, valori prossimi a quelli della media degli altri paesi europei, così che quelli pubblici facciano da traino agli investimenti privati anch’essi non sufficienti nel nostro Paese. Allo stesso tempo, bisogna rivedere i processi di finanziamento, liberandoli e semplificandoli; dobbiamo accorciare la filiera burocratica, ci sono troppi livelli intermedi che rallentano i processi e capita che un piano di sviluppo diventi obsoleto nel tempo che intercorre tra domanda ed erogazione del contributo. Dobbiamo attuare politiche in grado di attrarre competenze e far rientrare i nostri talenti. È necessario favorire lo sviluppo di poli di eccellenza che vedano la collaborazione di università, centri di ricerca e imprese ad alto contenuto tecnologico. E la Sardegna, da sempre sulla frontiera più avanzata nel mondo dell’Information Technology, deve tornare a svolgere in Italia un ruolo di guida.

Internet of Things, big data e linked open data sono tecnologie mature ancora sottoutilizzate dalle pubbliche amministrazioni. Flussi turistici, trasporti, consumi - per citare alcuni esempi – generano enormi quantità di dati, raccoglierli e analizzarli rappresenta una spesa minima se paragonata ai benifici che può apportare supportando la definizione delle politiche di sviluppo e contribuendo a ottimizzare i servizi per i cittadini. Parallelamente a questo, non si può più sottovalutare il tema della sicurezza, le informazioni raccolte devono essere protette e anonime, e i sistemi coinvolti devono adoperare tecnologie allo stato dell’arte per garantire affidabilità e sicurezza.
Serve aprire un tavolo di lavoro, coinvolgendo i massimi esperti presenti nel nostro Paese, per analizzare le opportunità legate alla Blockchain e serve studiare le questioni inerenti alle criptovalute: queste tecnologie possono interessare immediatamente la pubblica amministrazione e i registri pubblici che gestisce, e possono riguardare anche settori diversi.
L’industria videoludica, una di quelle che sembra non conoscere periodi di crisi, è un’enorme opportunità che il nostro Paese sembra non voler cogliere: spesso sottovalutata, necessita di maggiore attenzione da parte del legislatore e di investimenti mirati, capaci di coinvolgere anche la vasta platea degli sviluppatori indipendenti.
La Sardegna può e deve diventare pioniera nell’utilizzo delle Smart Grid elettriche: è necessario aumentare la quota proveniente da fonti rinnovabili assicurandosi che ciò non contrasti la tutela del paesaggio e non collida con lo sviluppo del settore agro-alimentare, ambiti di primaria importanza nella nostra regione; dobbiamo incentivare la diffusione di sistemi di accumulo elettrico, anche di piccole dimensioni; creare le infrastrutture, materiali e normative, per favorire lo sviluppo del car sharing elettrico; dobbiamo, in fine, orientarci verso la gestione comunitaria dell’energia, la gestione di un servizio così importante non può essere governata con il solo fine del profitto. Contemporaneamente – anche considerando che gli interventi necessari richiederanno anni, tra sperimentazione, implementazione e messa a regime – è indispensabile investire in politiche di efficientamento energetico, perché non esiste energia più pulita di quella che non consumiamo.

I temi all'ordine del giorno ovviamente non si esauriscono in queste poche righe: viviamo un’epoca nella quale la rapidità con cui si susseguono scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche è tale da lasciare la politica troppo spesso incapace di analizzarne la portata e priva degli strumenti utili per relazionarsi a loro in modo efficace. Salute, lavoro, scuola, infrastrutture sono solo alcuni degli ambiti in cui è indispensabile legiferare riferendosi alle opportunità offerte dallo sviluppo scientifico e tecnologico che stiamo vivendo. Dobbiamo però invertire la tendenza, smettere di interessarci a questi temi solo quando sono causa di un problema e, al contrario, studiarli con scrupolo, cautela e laicità: sono necessarie competenze, capacità di ascolto, apertura e determinazione, per restituire alla politica il suo ruolo di guida.